
La responsabilità penale dei medici è stata profondamente ridefinita dalla Legge Gelli-Bianco, che ha aggiornato l’art. 590-sexies del codice penale, incentrandosi sui casi di morte o lesioni personali in ambito sanitario. Questo cambiamento mette al centro della questione la necessità per il medico di valutare con attenzione le condizioni del paziente, la patologia in corso e i rischi associati all’intervento proposto.
Cosa deve considerare il medico?
Quando un medico propone un intervento chirurgico, deve basare la sua decisione sulle linee guida ufficiali o, in loro assenza, sulle buone pratiche cliniche. Non solo: è fondamentale che valuti attentamente se ci sono opzioni meno invasive e con minori rischi di complicanze per il paziente.
Questo principio è stato confermato da una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 25825/2024), che ha sottolineato l’importanza di un’analisi approfondita della condotta del medico. La Corte richiede di verificare se, proponendo un’alternativa terapeutica, si sarebbero potuti evitare i danni subiti dal paziente.
Il caso esaminato dalla Corte
Un paziente con forti dolori alla schiena si era rivolto a un primo medico, che aveva diagnosticato una lombosciatalgia senza complicazioni neurologiche, escludendo la necessità di un intervento chirurgico. Non soddisfatto, il paziente si era rivolto a un secondo medico, che aveva invece proposto un’operazione. Dopo un consenso informale, il paziente aveva accettato di sottoporsi all’intervento.
Purtroppo, l’operazione ha avuto gravi conseguenze: il paziente ha sviluppato una paresi agli arti inferiori, perdendo autonomia e funzionalità motoria. Successivamente, ha richiesto un risarcimento danni, ottenendolo in primo grado, ma vedendolo respinto in appello.
Le decisioni della giustizia
La Corte d’Appello aveva stabilito che la paresi era una complicanza imprevedibile e che il medico non poteva essere ritenuto responsabile per aver optato per un intervento più invasivo rispetto alla terapia conservativa. Quest’ultima, comunque, non avrebbe risolto la patologia spinale del paziente.
Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza. Ha evidenziato che il medico è sempre tenuto a scegliere la soluzione terapeutica più adatta, basandosi su una valutazione precisa dei rischi. Secondo la Corte, è necessario un “giudizio controfattuale”, cioè verifica specifica della pericolosità dell’intervento e delle possibili complicanze imprevedibili delle quali il soggetto deve essere messo a conoscenza attraverso il cosiddetto consenso informato.
Cosa ci insegna questo caso sulle responsabilità del medico
In questo caso, il secondo medico non ha considerato adeguatamente il quadro clinico generale del paziente né le raccomandazioni fissate dalla legge o le best practices. La sua scelta di effettuare un intervento invasivo è stata giudicata quindi erronea e imprudente.
Questa ordinanza è un promemoria importante per i professionisti della sanità: valutare sempre con attenzione i rischi degli interventi proposti e informare i pazienti in modo trasparente sono passi fondamentali per garantire cure sicure e responsabili.



