
La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19359/2021, ha stabilito che l’uso di questo termine ha valenza offensiva.
Il temine, da considerarsi pienamente denigratorio per la Corte, deve, secondo quanto affermato dagli Ermellini, considerarsi offensivo e lesivo della personalità del soggetto cui è rivolto e va, pertanto, confermata la condanna per diffamazione all’uomo che, nel caso concreto, aveva rivolto questo epiteto.



